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Embodied Cognition, neuroni specchio e cinematografia

by Rossella Guido
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L’Embodied Cognition rappresenta la più grande novità nella psicologia cognitiva degli ultimi vent’anni. Alla base vi è l’idea che i processi cognitivi dipendano, riflettano, o siano influenzati dai sistemi di controllo del corpo.

La quantità di tematiche affrontate dall’E.C. è ormai vastissima; nella portata cognitiva sulle quale i nuovi scienziati dell’embodiment si stanno cimentando si va da spiegazioni che privilegiano il ruolo del dominio sensoriale, e altre che privilegiano invece quello del dominio motorio: il dare corpo alla mente, ma unito dal presupposto che il corpo, e in particolare il sistema senso-motorio sia parte del sistema-mente.

Nel lavoro di Cruse e collaboratori, viene descritto il caso di una persona in stato vegetativo da 12 anni; alla richiesta di immaginarsi di muovere un braccio si poteva rilevare una deflessione del tracciato delle onde Beta dell’elettroencefalogramma, in corrispondenza delle derivazioni poste in regione frontale destra (area motoria), nonostante la lesione presentasse un’estensione drammatica e il coinvolgimento del parenchima cerebrale era tale da determinare esiti clinici di estrema gravità.

Questi lavori confermano risultati già precedentemente descritti su altri pazienti e con paradigmi sperimentali differenti: l’attivazione di tutto ciò che è coinvolto in una conoscenza incarnata è di per sé indice di un’elaborazione alta, in qualche modo consapevole, di quello che sta succedendo nell’ambiente esterno.

Queste scoperte forniscono informazioni utili su un dibattito aperto e vivace e lontano dal trovare una risposta unanime sul significato di coscienza.

coscienza

La pratica clinica quotidiana non può ancora essere caratterizzata da approcci specifici per evidenti difficoltà strutturali e per la necessità di raccolta di ulteriori dati finalizzati ad irrobustire le evidenze fin qui ottenute. Tuttavia la teoria dell’E.C. trova in queste osservazioni interessanti conferme e, attraverso le neuroscienze, diventa strumento per dirimere e meglio descrivere condizioni cliniche di grande impatto umano, relazionale e sociale.

Per quale motivo ci interessa? Perchè è senz’altro l’ambito sociale, l’intersoggettività, e la comprensione degli altri individui, l’ambito in cui la nuova scienza cognitiva ha fatto fare un salto di qualità alle scienze della mente.

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La scoperta dei “neuroni mirror”, ovvero di quei neuroni pre-motori che si attivano quando un individuo compie un’azione e quando l’individuo osserva la stessa azione compiuta da un altro soggetto è così universalmente nota da poter essere data per scontata in una rivista di psicologia.
Empatia, emozioni, linguaggio, arte, psicopatologia, riabilitazione, sono solo alcuni dei temi che si sono confrontati con questa scoperta. Originariamente pensato come un sistema dotato di attivazioni rigide, recenti lavori hanno messo in luce che l’attivazione di questi neuroni è modulata da variabili contestuali quali la familiarità con l’azione osservata, la posizione in cui viene eseguita, la prospettiva (egocentrica, laterale, frontale) dalla quale si guarda l’azione, il valore attribuito all’oggetto osservato.

Alla scoperta di un sistema mirror localizzato nei circuiti motori fronto-parietali si è aggiunta la scoperta di una molteplicità di altri meccanismi analoghi, ma associati a domini diversi da quello motorio, tanto da spingere il padre di questa scoperta, Giacomo Rizzolatti, a suggerire l’abbandono del concetto di “sistema mirror”, per un più generico “meccanismo mirror”. È proprio al meccanismo mirror, e in generale al tessuto sperimentale al quale fa riferimento, che si devono alcune delle più interessanti aperture a disturbi dello sviluppo come l’autismo, dimostrando le potenzialità dell’E.C. su un terreno molto più pratico rispetto a quello che potrebbe sembrare un dibattito prevalentemente teorico.

Sul fronte cinematografico, in rapporto alla reazione degli spettatori, è possibile che in presenza di alcune scene che coinvolgano in maniera globale i neuroni specchio, questi si attivino come se fossimo noi stessi a vivere quelle scene. Studi condotti da Dolf Zillmann e James B.Weaver hanno determinato una crescente attenzione alle neuroscienze nei confronti della risposta degli spettatori sottoposti alla visione di film violenti. Soggetti altamente ostili si sono comportati in modo più aggressivo rispetto ai soggetti con bassa ostilità, indipendentemente dal film che hanno visto. Ma solo i soggetti che avevano ottenuto un punteggio elevato nell’aggressione fisica si sono comportati in modo più aggressivo dopo aver osservato la clip violenta, quindi il tipo di persona che è tipicamente aggressiva potrebbe essere particolarmente suscettibile ai cambiamenti comportamentali dopo aver visto un film violento.

Virtual Reality

Gli scienziati di realtà virtuale (VR) sono sempre più interpellati dai neuroscienziati per simulare eventi naturali e interazioni sociali. La VR crea infatti stimoli sensoriali interattivi e multi-modali che offrono vantaggi unici rispetto ad altri approcci alla ricerca e alle applicazioni neuroscientifiche.

La compatibilità della VR con le tecnologie di imaging come la risonanza magnetica funzionale, consente ai ricercatori di presentare stimoli multi-modali con un alto grado di validità durante la registrazione dei cambiamenti nell’attività cerebrale. Anche i terapeuti beneficiano del progresso nella tecnologia VR, che fornisce un elevato grado di controllo dell’esperienza terapeutica.

Appare chiaro dunque che molta strada ci sia ancora da fare, soprattutto in un momento storico di passaggio a realtà vituale e realtà aumentata sempre più presenti nelle vite quotidiane per comprendere come s’integreranno queste possibilità nel sistema-uomo.


Riferimenti:

Cruse, D., Chennu, S., Fernandez-Espejo, D., Payne, W.L., Young, G.B., & Owen, A.M. (2012). Detecting awareness in the vegetative state: Electroen- cephalographic evidenc for attempeted movements to command. PLOS One, 7 (11), e49933. doi: 10.1371/journal.pone.0049933

Fausto Caruana, Anna M. Borghi – Embodied Cognition: una nuova psicologia 2013

Giacomo Rizzolatti, Corrado Sinigaglia – So quel che fai: Il cervello che agisce e i neuroni specchio Raffaello Cortina, Milano, 2006

Lucien Rochata; Catia Benia; Joël Billieuxa; Philippe Azouvib; Jean-Marie Annonic; Martial Van derLinden – Neuropsychological Rehabilitation 2010

Vittorio Caggiano, Leonardo Fogassi, Giacomo Rizzolatti, Antonino Casile, Martin A. Giese, and Peter Thier – Mirror neurons encode the subjective value of an observed action PNAS 2012

Giuseppe Cossu, Sonia Boria, Cristiana Copioli, Roberta Bracceschi, Virginia Giuberti,  Erica Santelli, and Vittorio Gallese – Motor Representation of Actions in Children with Autism PLOS 2012

Dolf Zillmann e James B.Weaver – Journal of Research in Personality, Volume 41, Issue 4, August 2007, Pages 753-771

Corey Bohil, Bradly Alicea, Frank Biocca – Virtual reality in neuroscience research and therapy – Nature Review Neuroscience 2011

 

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